Risposta rapida
La valutazione catastale consente di determinare il valore fiscale di un immobile partendo dalla rendita catastale e applicando i moltiplicatori previsti dalla legge. Per esempio, il valore catastale di un’abitazione diversa dalla prima casa può essere calcolato direttamente moltiplicando la rendita non rivalutata per 126; per un’abitazione acquistata con le agevolazioni prima casa il coefficiente è 115,5. Il valore catastale non coincide con il valore di mercato dell’immobile.
Sintesi
- Recupera la rendita catastale dalla visura dell’immobile.
- Individua la categoria catastale e il relativo moltiplicatore.
- Calcola il valore catastale applicando alla rendita il coefficiente previsto: per esempio 115,5 per la prima casa e 126 per molte altre abitazioni.
- I coefficienti 115,5, 126, 176,4, 63 e 42,84 comprendono già la rivalutazione del 5% della rendita: non bisogna quindi applicare nuovamente il × 1,05.
- Per l’IMU valgono moltiplicatori differenti, applicati alla rendita rivalutata del 5%.

Spesso avrai sentito parlare di valutazione catastale, ma cosa indica questo termine? Si tratta di una tipologia di stima legata alle imposte e in questo articolo scopriremo come si effettua e quali fattori ne possono determinare la variabilità. Vedremo la differenza tra edifici con funzione abitativa, negozi, uffici e terreni.
Cos’è la valutazione catastale di un immobile?
La valutazione catastale di un immobile è il procedimento utilizzato per ricavare il valore fiscale del bene sulla base dei dati presenti in Catasto. Il punto di partenza è la rendita catastale, alla quale vengono applicati i moltiplicatori stabiliti dalla normativa in funzione della categoria e, in alcuni casi, del trattamento fiscale previsto.
Non si tratta quindi di una vera e propria stima commerciale dell’immobile. Elementi come posizione, esposizione, stato di conservazione, domanda nella zona o qualità delle finiture, fondamentali per stabilire il valore di mercato, non entrano direttamente nel calcolo del valore catastale.
È inoltre importante distinguere la rendita catastale, che è il dato attribuito all’unità immobiliare e riportato in visura, dal valore catastale, che viene invece ricavato dalla rendita attraverso i coefficienti previsti dalla legge.
Per comprendere la dimensione del sistema catastale italiano, secondo le Statistiche catastali 2025 dell’OMI alla fine del 2025 risultavano censiti 79.568.700 immobili o porzioni di immobili, circa 465.000 in più rispetto al 2024 (+0,6%). Oltre 68 milioni di unità appartengono ai gruppi catastali ordinari e speciali A, B, C, D ed E.
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A cosa serve la valutazione catastale e quando è necessaria
Il valore catastale viene utilizzato principalmente in ambito fiscale, quando la normativa prevede che la base imponibile o un valore di riferimento siano determinati a partire dalla rendita catastale.
Uno dei casi più comuni è l’acquisto di un’abitazione con applicazione del sistema prezzo-valore: in presenza dei requisiti previsti, l’imposta di registro può essere calcolata sul valore catastale anziché sul prezzo effettivamente pagato. Il valore catastale assume inoltre rilievo in operazioni come successioni, donazioni e altri trasferimenti immobiliari, secondo le regole previste per ciascuna imposta.
Anche per l’IMU si parte dalla rendita catastale rivalutata, ma si utilizzano moltiplicatori specifici e differenti da quelli impiegati, per esempio, nel sistema prezzo-valore. Per questo motivo è sempre necessario stabilire prima per quale finalità fiscale si sta effettuando il calcolo.
Valore catastale per successione e donazione
Il valore catastale assume particolare importanza nelle successioni e nelle donazioni, anche se tecnicamente la normativa individua, per gli immobili, il valore venale in comune commercio come criterio generale di valutazione. Per gli immobili iscritti in Catasto con attribuzione di rendita opera tuttavia il meccanismo della cosiddetta valutazione automatica: quando il valore dichiarato non è inferiore a quello determinato applicando i coefficienti catastali previsti dalla legge, tale valore non è soggetto a rettifica nei casi e nei limiti stabiliti dalla normativa.
Per determinare questa soglia catastale, per un’abitazione appartenente al gruppo A, diversa da A/10, si può moltiplicare la rendita rivalutata del 5% per 120 oppure, direttamente, la rendita non rivalutata per 126. Quando ricorrono i requisiti per l’agevolazione prima casa, si utilizzano rispettivamente il moltiplicatore 110 oppure il coefficiente complessivo 115,5.
Nel caso della successione di immobili sono inoltre dovute, secondo le condizioni previste dalla normativa, le imposte ipotecaria e catastale.
Valutazione immobile da rendita catastale: cosa serve per calcolarla
Per effettuare una valutazione catastale sono due gli elementi di cui è necessario essere a conoscenza, quali:
- rendita catastale attribuita al bene immobile, rivalutata del 5% secondo quanto stabilito dall’articolo 3, comma 48, della legge n. 662 del 23 dicembre 1996;
- coefficiente catastale (o moltiplicatore) previsto per la categoria catastale dell’immobile.
I coefficienti catastali variano a seconda delle diverse categorie a cui può appartenere un immobile, come vedremo nei prossimi paragrafi.
Per calcolare il valore catastale del tuo immobile, puoi sfruttare il calcolatore qui sotto.
Calcolatore Valore Catastale
Inserisci la rendita catastale (o il Reddito Dominicale per i terreni) e scegli la categoria. Il valore risultante è un valore fiscale; non è il valore di mercato.
Valore catastale stimato
Passaggi
Come si calcola la rendita catastale
La rendita catastale non viene determinata sulla base del prezzo di mercato dell’immobile, ma attraverso il sistema di classamento catastale.
Per gli immobili appartenenti alle categorie catastali ordinarie, in linea generale vengono considerate la categoria, la classe, la consistenza dell’unità immobiliare e la relativa tariffa d’estimo prevista per la zona censuaria. Dalla combinazione di questi elementi deriva la rendita attribuita all’immobile.
Per gli immobili appartenenti alle categorie speciali e particolari, come molti fabbricati dei gruppi D ed E, la determinazione può invece avvenire attraverso una stima diretta.
Il proprietario, normalmente, non deve effettuare personalmente questo calcolo: la rendita ufficiale è riportata nella visura catastale. In caso di nuova costruzione o di variazioni che incidono sul classamento, un tecnico abilitato può presentare una dichiarazione di aggiornamento tramite procedura DOCFA, proponendo la nuova rendita, che può essere successivamente verificata dall’Agenzia delle Entrate.
Le abitazioni censite in Italia sono circa 35,8 milioni. Le categorie più diffuse sono A/2 (abitazioni civili), con 13,51 milioni di unità, e A/3 (abitazioni economiche), con poco più di 13 milioni: insieme rappresentano oltre il 74% dell’intero patrimonio abitativo. Aggiungendo le abitazioni popolari A/4, le tre categorie raccolgono circa l’89% delle abitazioni italiane.
Cosa si fa per i terreni agricoli?
Per i terreni non c’è “rendita catastale” come per i fabbricati ma Reddito Dominicale (RD) e Reddito Agrario (RA), determinati per qualità colturale e classe. Ai fini del valore fiscale, il Reddito Dominicale (RD) va rivalutato del 25% e il risultato va moltiplicato per 90. In alternativa, è possibile applicare direttamente al Reddito Dominicale non rivalutato il coefficiente complessivo 112,5, che incorpora già la rivalutazione del 25%.
Tip: se la tua visura è datata o l’immobile è stato ristrutturato/variato, verifica con un tecnico se serve un aggiornamento catastale ( DOCFA).
Coefficiente catastale
Il coefficiente catastale dipende, come accennato, dalla categoria legata alla destinazione d’uso dell’immobile in questione. Per esempio, una prima casa o un ufficio hanno funzioni diverse e di conseguenza una diversa tassazione.
Le categorie sono le seguenti, con i relativi coefficienti:
| Categoria catastale | Esempi/descrizione | Coefficiente (moltiplicatore) |
|---|---|---|
| Abitazioni “prima casa” (A non di lusso) | Immobili con funzione abitativa agevolata prima casa | 115,5 |
| Gruppo A (esclusi A/10) | Villette unifamiliari, appartamenti, ecc. | 126 |
| Gruppo B | Caserme, convitti, collegi, ecc. | 176,4 |
| Gruppo C (escluso C/1) | Magazzini, box, pertinenze, ecc. | 126 |
| A/10 (uffici) | Uffici e studi privati | 63 |
| C/1 (negozi) | Negozi e botteghe | 42,84 |
| Gruppo D | Cinema, banche, ospedali, fabbriche, ecc. | 63 |
| Gruppo E | Costruzioni ad uso pubblico/collettivo | 42,84 |
| Terreni agricoli | Si parte dal Reddito Dominicale (RD) | 112,5 (sul RD non rivalutato; in alternativa RD × 1,25 × 90) |
I coefficienti catastali attualmente utilizzati derivano dal D.M. 14 dicembre 1991 e dalle successive modifiche e rivalutazioni introdotte dalla normativa fiscale, tra cui la legge n. 350/2003, il D.L. n. 168/2004 e, per gli immobili del gruppo B, il D.L. n. 262/2006.
La distribuzione degli immobili mostra anche quanto la categoria catastale incida sulla rendita complessiva. Tra gli immobili dei gruppi A-E, il 53,2% delle unità appartiene al gruppo A e il 43,6% al gruppo C. Gli immobili del gruppo D rappresentano invece soltanto il 2,6% delle unità, ma generano ben il 28,9% della rendita catastale complessiva.
Esempi di calcolo del valore catastale
Vediamo come cambia il valore catastale a parità di rendita. Supponiamo che un’abitazione abbia una rendita catastale di 800 euro.
Con le agevolazioni prima casa il calcolo può essere effettuato direttamente applicando il coefficiente comprensivo della rivalutazione:
800 × 115,5 = 92.400 euro
Se lo stesso immobile non beneficia invece dell’agevolazione prima casa:
800 × 126 = 100.800 euro
Per un ufficio A/10 con rendita catastale di 800 euro:
800 × 63 = 50.400 euro
Per un negozio C/1 con la stessa rendita:
800 × 42,84 = 34.272 euro
Questi esempi mostrano perché non è sufficiente conoscere la rendita catastale: per ottenere il valore fiscale corretto è necessario individuare anche la categoria dell’immobile e la finalità per cui viene effettuato il calcolo.
Cos’è il coefficiente di aggiornamento rendita catastale
Con l’espressione coefficiente di aggiornamento della rendita catastale si fa generalmente riferimento alla rivalutazione fiscale della rendita. Per i fabbricati la normativa prevede una rivalutazione del 5%, equivalente a moltiplicare la rendita risultante in Catasto per 1,05.
Per esempio, una rendita catastale di 800 euro diventa:
800 × 1,05 = 840 euro
Occorre però distinguere questo coefficiente dai moltiplicatori utilizzati per ottenere il valore catastale. Quando si utilizzano direttamente coefficienti come 115,5, 126, 176,4, 63 e 42,84, la rivalutazione del 5% è già incorporata nel coefficiente finale e non deve essere applicata una seconda volta.
Coefficiente rivalutazione IMU
Per calcolare la base imponibile IMU di un fabbricato iscritto in Catasto si parte dalla rendita vigente al 1° gennaio dell’anno d’imposta, la si rivaluta del 5% e si applica successivamente il moltiplicatore previsto per la categoria catastale.
I principali moltiplicatori IMU sono 160 per il gruppo A, escluso A/10, e per C/2, C/6 e C/7; 140 per il gruppo B e per C/3, C/4 e C/5; 80 per A/10 e D/5; 65 per il gruppo D escluso D/5; 55 per C/1.
Per esempio, con una rendita di 1.000 euro e un’abitazione appartenente al gruppo A:
1.000 × 1,05 × 160 = 168.000 euro
168.000 euro rappresentano la base imponibile IMU, sulla quale viene poi applicata l’aliquota prevista per la specifica situazione dell’immobile.
Un ulteriore riferimento viene dalle rendite medie nazionali. Sulla base delle Statistiche catastali 2025, un’abitazione A/2 presenta una rendita catastale media di circa 625 euro, contro circa 419 euro per un’abitazione A/3. Applicando, a puro titolo esemplificativo, il coefficiente 126 utilizzato per molte abitazioni diverse dalla prima casa, i due valori corrisponderebbero rispettivamente a circa 78.750 euro e 52.794 euro di valore catastale. La differenza mostra quanto categoria, classe e rendita possano incidere sul risultato finale.

Valore catastale ai fini ISEE
Il patrimonio immobiliare rileva anche nel calcolo dell’ISEE. In questo caso, però, non si utilizza il valore catastale calcolato con i coefficienti previsti per il sistema prezzo-valore, bensì il valore dell’immobile determinato ai fini IMU.
Per i fabbricati si parte quindi dalla rendita catastale, rivalutata del 5%, alla quale viene applicato il moltiplicatore IMU previsto per la relativa categoria catastale. Nella DSU deve essere indicato il valore degli immobili posseduti alla data prevista dalla normativa ISEE, considerando anche la quota di proprietà. Dal patrimonio immobiliare può inoltre essere sottratto, nei casi previsti, il capitale residuo del mutuo contratto per l’acquisto o la costruzione dell’immobile.
La normativa ISEE definisce infatti il patrimonio immobiliare sulla base del valore determinato ai fini IMU, anche quando l’immobile è esente dal pagamento dell’imposta.
Qual è la differenza tra valore catastale e valore di mercato?
Il valore catastale è un valore fiscale utilizzato per calcolare le imposte dovute per il possesso o l’acquisto di un immobile. Non si riferisce, pertanto, al valore di mercato di un bene immobile, bensì al suo valore ai fini tributari. Si ottiene moltiplicando la rendita catastale, rivalutata del 5%, per il coefficiente definito dalla legge per la categoria catastale di appartenenza dell’immobile a cui si fa riferimento.
Il valore di mercato serve, invece, per stabilire il prezzo di vendita del bene e viene calcolato moltiplicando i m² dello stesso per il prezzo al metro quadro, considerando anche tutti gli altri coefficienti che possono incidere sulla vendita, come per esempio la posizione, la luminosità e lo stato di manutenzione. Il valore di mercato è spesso superiore al valore catastale, ma non esiste una regola per cui debba esserlo sempre: in determinate situazioni può anche risultare inferiore.
Valore catastale e valore di perizia per il mutuo
Il valore catastale non deve essere confuso neppure con il valore di perizia utilizzato dalla banca quando viene richiesto un mutuo. L’istituto di credito non determina infatti l’importo finanziabile sulla base della rendita o del valore catastale, ma sulla base della valutazione effettuata dal proprio perito.
La perizia considera il valore di mercato dell’immobile, le sue caratteristiche, lo stato di conservazione, la posizione e altri elementi rilevanti. Il valore catastale conserva invece una funzione prevalentemente fiscale. Per questo motivo uno stesso immobile può avere un valore catastale, un prezzo di vendita e un valore di perizia sensibilmente differenti.
Come si vede la rendita catastale di un immobile?
Per conoscere la rendita catastale di un immobile bisogna consultare una visura catastale, documento che descrive un immobile, oppure, se si conoscono sia il valore catastale sia il coefficiente utilizzato per calcolarlo, ricavarla effettuando l’operazione inversa.
Puoi ottenerla tramite visura catastale online sul portale dell’Agenzia delle Entrate o presso gli Uffici provinciali – Territorio.
Che differenza c’è tra rendita catastale non rivalutata e rivalutata
La rendita catastale non rivalutata è l’importo attribuito dal Catasto all’immobile e indicato nella visura catastale. Rappresenta quindi il dato di partenza utilizzato per numerosi calcoli fiscali.
La rendita catastale rivalutata, invece, è il risultato ottenuto applicando alla rendita originaria la maggiorazione prevista dalla normativa. Per i fabbricati la rivalutazione ordinariamente utilizzata ai fini dei calcoli fiscali è del 5%.
Se, per esempio, la rendita indicata in visura è pari a 1.000 euro, la rendita rivalutata sarà pari a 1.050 euro. La rivalutazione non modifica la rendita registrata in Catasto: serve esclusivamente a determinare la base di calcolo richiesta dalle singole imposte.
Come si effettua la rivalutazione catastale?
Per rivalutare la rendita catastale di un fabbricato del 5% è sufficiente moltiplicare il valore indicato nella visura per 1,05.
Per esempio:
Rendita catastale: 900 euro
900 × 1,05 = 945 euro
La rendita rivalutata è quindi pari a 945 euro. Su questo importo possono essere applicati i moltiplicatori previsti dalla specifica imposta.
Bisogna tuttavia evitare di conteggiare due volte la rivalutazione. Se si utilizzano coefficienti finali come 126 o 115,5, il 5% è già compreso nel moltiplicatore. Per esempio, per un’abitazione diversa dalla prima casa le due formule rendita × 1,05 × 120 e rendita × 126 producono lo stesso risultato.
Fonti
- Moltiplicatori catastali (norma di riferimento), Def Finanze
- Consultazione rendite (come reperire la rendita), Agenzia delle Entrate
- Visura: canali e modalità di richiesta, Agenzia delle Entrate
- Valore catastale: definizione e passaggi di calcolo, AvvocatoAndreani.it
- Rivalutazione del 5% della rendita, Fiscomania
Domande frequenti
Come si fa la valutazione catastale di un negozio con una rendita di 1000 euro?
Il valore catastale di un negozio appartenente alla categoria C/1 con rendita catastale di 1.000 euro si può calcolare direttamente moltiplicando la rendita non rivalutata per 42,84: 1.000 × 42,84 = 42.840 euro. In alternativa, si può rivalutare la rendita del 5% e applicare il moltiplicatore 40,8: 1.000 × 1,05 × 40,8 = 42.840 euro. Non bisogna invece applicare il 5% e successivamente moltiplicare per 42,84, perché questo coefficiente incorpora già la rivalutazione.
Come si fa la valutazione catastale di un terreno agricolo?
Il valore fiscale di un terreno agricolo si calcola a partire dal reddito dominicale che va rivalutato al 25%. In questo caso si moltiplica il reddito dominicale rivalutato al 25% per il coefficiente di riferimento.
Prezzo-valore: quando posso usarlo?
Quando acquisti un’abitazione (e relative pertinenze) soggetta a imposta di registro, come persona fisica che non agisce nell’esercizio d’impresa, chiedendolo in atto: la base imponibile diventa il valore catastale; non si applica se la vendita è soggetta a IVA.
Pertinenze (C/2, C/6, C/7): quale coefficiente e come si agganciano alla prima casa?
Se destinate in modo durevole a servizio dell’abitazione e indicate in atto, possono fruire delle agevolazioni “prima casa” (una unità per categoria) e, in regime prezzo-valore prima casa, si calcola sul moltiplicatore 115,5 anche per le pertinenze.
Terreni agricoli: differenza tra valore ai fini registro e base IMU?
Per il registro il valore fiscale si ottiene moltiplicando direttamente il Reddito Dominicale non rivalutato per 112,5; in alternativa si può rivalutare il RD del 25% e moltiplicarlo per 90. Per l’IMU, invece, la base imponibile si determina moltiplicando il Reddito Dominicale rivalutato del 25% per 135, ferme restando le esenzioni previste per i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali e per determinati terreni.




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