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Tassazione su vendita immobile: quali tasse sulla vendita della casa?

Andrea Lazzo
29.05.2026
12 min
Risposta rapida

Chi vende un immobile paga tasse solo in alcuni casi: in genere, quando vende entro 5 anni dall’acquisto o dalla costruzione e realizza una plusvalenza. Non si paga la tassa sulla plusvalenza se l’immobile è stato abitazione principale per la maggior parte del periodo di possesso o se è stato ricevuto per successione.

Sintesi

  • La tassa principale per il venditore è quella sulla plusvalenza immobiliare.
  • La plusvalenza è la differenza positiva tra prezzo di vendita e costo di acquisto o costruzione, aumentato dei costi inerenti documentati.
  • Di norma, la tassazione scatta se si vende entro 5 anni.
  • Il venditore può scegliere tra imposta sostitutiva del 26% al rogito o tassazione IRPEF ordinaria.
  • Imposta di registro, ipotecaria e catastale sono generalmente a carico dell’acquirente.
  • Gli immobili ereditati non generano plusvalenza tassabile in capo all’erede.
  • Per gli immobili donati, il quinquennio si calcola dalla data di acquisto o costruzione del donante.
Infografica che illustra come funzionano le tasse sulla vendita della casa e altri tipi di immobile

Vendere casa non significa sempre dover pagare tasse. La tassazione dipende soprattutto dal tipo di immobile, dal tempo trascorso dall’acquisto, dall’eventuale plusvalenza realizzata e dall’uso dell’abitazione come residenza principale. Vediamo quando il venditore paga davvero e quali costi considerare.

Chi vende un immobile deve pagare le tasse?

Chi vende un immobile deve pagare tasse solo se dalla vendita emerge una plusvalenza tassabile, cioè un guadagno rispetto al prezzo di acquisto o di costruzione dell’immobile.

In linea generale, la plusvalenza è tassata quando la vendita avviene entro 5 anni dall’acquisto o dalla costruzione. Se invece l’immobile viene venduto dopo 5 anni, di norma il venditore non paga imposte sul guadagno ottenuto.

Esistono però alcune eccezioni importanti. Anche se la vendita avviene entro 5 anni, la plusvalenza non è tassata se l’immobile è stato adibito ad abitazione principale del venditore o dei suoi familiari per la maggior parte del periodo di possesso. Inoltre, gli immobili ricevuti per successione non generano plusvalenza tassabile in caso di vendita.

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Tasse sulla vendita di un immobile: quando si pagano?

In Italia, la tassazione sulla vendita di un immobile è prevista solo se si genera una plusvalenza e si verifica entro 5 anni dall'acquisto o dalla costruzione.

Ad esempio, se acquisti una casa a 150.000€ e la rivendi a 180.000€ la tassazione si calcolerà sulla plusvalenza di 30.000€. Tuttavia, questa sarà applicata solo se tale vendita avviene entro 5 anni dall'acquisto o dalla costruzione della casa.

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Cosa deve pagare il venditore di un immobile?

Il venditore, nella maggior parte dei casi, non paga le imposte legate al trasferimento della proprietà, come imposta di registro, imposta ipotecaria e imposta catastale: queste sono normalmente a carico dell’acquirente.

Il principale costo fiscale a carico del venditore è l’eventuale imposta sulla plusvalenza immobiliare, dovuta solo se ricorrono le condizioni previste dalla legge. A questa possono aggiungersi spese non fiscali, come la provvigione dell’agenzia immobiliare, eventuali costi tecnici per regolarizzare l’immobile, la certificazione energetica o altre spese necessarie per arrivare al rogito.

In sintesi, il venditore paga tasse solo quando la vendita produce un guadagno fiscalmente rilevante. In assenza di plusvalenza tassabile, restano comunque da considerare i costi pratici e documentali della vendita.

Quanto si paga di tasse per la vendita di un immobile?

L’importo delle tasse dipende dalla plusvalenza realizzata. La plusvalenza si calcola sottraendo dal prezzo di vendita il prezzo di acquisto o il costo di costruzione dell’immobile, aumentato degli eventuali costi inerenti documentati.

Se la plusvalenza è tassabile, il venditore può scegliere tra due modalità:

  • imposta sostitutiva del 26%, applicata dal notaio al momento del rogito;
  • tassazione IRPEF ordinaria, con inserimento della plusvalenza nella dichiarazione dei redditi.

Ad esempio, se un immobile acquistato a 150.000 euro viene rivenduto a 180.000 euro, la plusvalenza lorda è pari a 30.000 euro. Se il venditore sceglie l’imposta sostitutiva del 26%, l’imposta sarà pari a 7.800 euro, salvo eventuali costi deducibili che riducano la base imponibile.

Come funzionano le tasse sulla vendita della casa?

Come si pagano le tasse sulla vendita di un immobile

Se stai vendendo un immobile, hai due possibilità: pagare un'imposta sostitutiva del 26%, oppure optare per la tassazione IRPEF ordinaria. Andiamo ad esaminare più in dettaglio queste due modalità.

  • Imposta sostitutiva del 26% (facoltativa): la modalità di pagamento delle tasse sulla casa tramite imposta sostitutiva del 26% è un'opzione facoltativa, perciò starà a te decidere se adottarla o meno. Se sceglierai questa modalità, considera che può essere richiesta al momento del rogito (in atto notarile), si applica direttamente dal notaio che funge da sostituto d’imposta, e che in questo caso non dovrai dichiarare la plusvalenza nel 730 o Modello Redditi
  • Tassazione IRPEF ordinaria: nel caso non optassi per l'imposta sostitutiva, potrai scegliere di tassare la plusvalenza come reddito diverso, inserendolo nella tua dichiarazione dei redditi. In questo caso, si applicano le aliquote IRPEF progressive in base allo scaglione di reddito, come previsto nella seguente tabella, aggiornata alle aliquote IRPEF 2026.
Scaglione di reddito imponibileAliquota IRPEF
Fino a 28.000 €23%
da 28.001 € a 50.000 €33%
Oltre 50.000 €43%

Imposta sostitutiva o IRPEF: quale conviene?

In questa tabella evidenziamo le differenze tra l'imposta sostitutiva e la tassazione IRPEF ordinaria, in modo che si possa scegliere quale adottare in base al proprio caso specifico.

CaratteristicaImposta Sostitutiva (26%)Tassazione IRPEF Ordinaria
AliquotaFissa al 26%Progressiva: 23% - 35% - 43%
ApplicazioneDirettamente dal notaio al rogitoTramite dichiarazione dei redditi
Comodità fiscaleMolto comoda, gestita al momento della venditaMeno comoda, da gestire con commercialista o autonomamente
Dichiarazione redditiNon necessariaNecessaria
Conveniente per...Redditi medi-alti (oltre 28.000 € annui)Redditi bassi (sotto 28.000 € annui)
Gestione plusvalenzaCalcolata al rogito e tassata subitoCalcolata e tassata l’anno successivo
BurocraziaBassaPiù complessa

Dalla tabella si evince, ad esempio, che chi ha un reddito medio-basso (sotto i 28.000 € annui) potrebbe pagare meno del 26% con l’IRPEF, mentre chi ha un reddito medio-alto spesso trova più conveniente l’imposta sostitutiva, che evita anche l’anticipo IRPEF e la gestione fiscale l’anno successivo.

Si può altresì evidenziare come l’imposta sostitutiva semplifichi la burocrazia, poiché non va dichiarata nel 730 o nel Modello Redditi.

Tasse su vendita casa ricevuta per successione o donazione

Cosa succede nel caso di una casa ricevuta per successione o donazione? Esaminiamo tutti i principali aspetti nella seguente tabella.

AspettoSuccessioneDonazione
Quando si applicano imposteAl momento della successioneAl momento della donazione
Tassazione su vendita immobileNessuna tassa sulla plusvalenza, anche se venduto entro 5 anniTassa sulla plusvalenza se venduto entro 5 anni dall’acquisto del donante
Data e prezzo di riferimentoValore catastale dichiarato nella successioneData e prezzo originari dell'acquisto da parte del donante
Agevolazioni prima casaPossibili se l’erede ha i requisitiPossibili, ma con regole più stringenti
Imposte da versareImposta di successione + ipotecaria + catastaleImposta sulle donazioni + ipotecaria + catastale
Aliquote fiscali4% – 6% – 8% in base al grado di parentela + franchigieIdem, ma applicate al momento della donazione
Convenienza fiscalePiù vantaggiosa per chi intende venderePuò generare tassazione imprevista se non si rispettano le tempistiche

Tasse sulla vendita di una casa ereditata

Affrontiamo ora più approfonditamente l'argomento della tassazione su una casa ereditata.

  • Non si applica l’imposta sulla plusvalenza, nemmeno se la vendita avviene entro 5 anni dalla successione.
  • La vendita è fiscalmente neutra per l’erede: non deve versare imposte sul guadagno derivante dalla cessione.
  • L’unica tassazione sarà a carico dell’acquirente, che dovrà versare le imposte di registro, ipotecaria e catastale, secondo le regole ordinarie previste per l’acquisto di immobili.

La vendita di un immobile ereditato in Italia non è soggetta a tassazione sulla plusvalenza, indipendentemente dal tempo trascorso dalla successione. Questo vale sia che si tratti della prima casa sia di una seconda casa o di immobili aggiuntivi.

Quando si eredita un immobile, quindi, le imposte di successione si pagano al momento della dichiarazione di successione, il cui ammontare dipende dal valore catastale dell’immobile e dal grado di parentela con il defunto.

Le aliquote e le franchigie attualmente previste sono:

  • 4% sul valore catastale dell’immobile per figli e coniuge, con franchigia di 1.000.000 € per ciascun beneficiario;
  • 6% per fratelli e sorelle, con franchigia di 100.000 euro per ciascun beneficiario;
  • 6% per altri parenti fino al quarto grado e affini in linea retta o collaterale fino al terzo grado, senza franchigia. I nipoti in linea retta, cioè i figli dei figli, rientrano invece tra i parenti in linea retta e beneficiano della franchigia di 1.000.000 euro.;
  • 8% per il convivente e altri soggetti non legati da vincoli familiari, anch’essi senza franchigia.

In aggiunta all’imposta di successione vera e propria, occorre versare anche alcune imposte ipotecarie e catastali legate al trasferimento dell’immobile:

  • Imposta ipotecaria: 2% del valore catastale dell’immobile;
  • Imposta catastale: 1% del valore catastale dell’immobile.

Tuttavia, in presenza delle agevolazioni prima casa, entrambe queste imposte si riducono a 200 euro ciascuna, in misura fissa.

A queste si aggiungono eventuali tributi speciali catastali, tasse ipotecarie fisse (ad esempio 35 € per ciascuna nota di trascrizione) e imposte di bollo, il cui importo dipende dalla lunghezza degli atti trascritti.

Come si calcolano le tasse sulla vendita della prima casa acquistata (non ereditata)?

Se stai vendendo la tua prima casa, le regole sulla tassazione seguono quanto già spiegato nella sezione “Regole base”, all'inizio dell'articolo.

Se era la tua abitazione principale, non devi nulla, anche se vendi prima di 5 anni.

Vendere la prima casa prima dei 5 anni: plusvalenza e agevolazioni sono due aspetti diversi

Quando si vende la prima casa prima che siano trascorsi 5 anni dall’acquisto, bisogna distinguere due aspetti fiscali diversi: la tassazione della plusvalenza e l’eventuale perdita delle agevolazioni prima casa.

Dal punto di vista della plusvalenza, la vendita entro 5 anni non genera tassazione se l’immobile è stato adibito ad abitazione principale del venditore o dei suoi familiari per la maggior parte del periodo trascorso tra l’acquisto e la vendita.

Diverso è il discorso delle agevolazioni prima casa. Se l’immobile era stato acquistato beneficiando dell’agevolazione prima casa e viene venduto prima di 5 anni, il venditore può decadere dal beneficio se non acquista un altro immobile da destinare ad abitazione principale entro un anno dalla vendita.

In caso di decadenza, occorre restituire la differenza tra le imposte pagate in misura agevolata e quelle ordinarie, oltre a eventuali sanzioni e interessi.

Tasse sulla vendita della seconda casa: quali differenze con la prima casa?

Per le seconde case, conta solo il dato temporale e reddituale: se vendi entro 5 anni e realizzi un guadagno, paghi le tasse.

Vendita immobile ristrutturato con Superbonus: quando la plusvalenza è tassata

Una casistica particolare riguarda la vendita di immobili sui quali sono stati effettuati interventi agevolati con il Superbonus.

Per le vendite effettuate dal 2024, la normativa ha introdotto una disciplina specifica per gli immobili oggetto di interventi Superbonus. In particolare, può essere tassata la plusvalenza realizzata con la prima cessione a titolo oneroso dell’immobile, se questa avviene entro 10 anni dalla conclusione dei lavori agevolati con Superbonus.

Questa regola riguarda soprattutto gli immobili diversi dall’abitazione principale e mira a tassare il guadagno ottenuto dalla vendita di immobili che hanno beneficiato di interventi edilizi agevolati.

Anche in questo caso, la plusvalenza è data dalla differenza tra il prezzo di vendita e il costo fiscalmente riconosciuto dell’immobile, ma occorre prestare attenzione ai costi dei lavori Superbonus, perché non sempre possono essere considerati integralmente in aumento del costo di acquisto.

In termini pratici, prima di vendere un immobile ristrutturato con Superbonus è opportuno verificare:

Aspetto da verificarePerché è importante
Data di conclusione dei lavoriServe per calcolare il periodo di 10 anni
Uso dell’immobile come abitazione principalePuò incidere sull’esclusione dalla tassazione
Tipo di agevolazione usataSconto in fattura, cessione del credito o detrazione diretta possono avere effetti diversi
Costi documentatiServono per determinare correttamente la plusvalenza

Per questo motivo, la vendita di un immobile ristrutturato con Superbonus richiede un controllo fiscale specifico, soprattutto se avviene a breve distanza dalla fine dei lavori.

Chi vende una casa, cosa deve pagare? Imposta di registro, ipotecaria e catastale

Occorre sempre avere bene chiaro quali tasse pagare in quanto venditore, e in quanto compratore. Nella tabella qui sotto, facciamo un riassunto delle varie tasse.

Tipo di impostaChi la pagaQuando si applica
Imposta di registroAcquirenteAl momento dell’acquisto
Imposta ipotecariaAcquirenteAl momento dell’acquisto
Imposta catastaleAcquirenteAl momento dell’acquisto
Tassa sulla plusvalenza (se dovuta)VenditoreSolo se vende entro 5 anni e realizza un guadagno (no prima casa)
IVA (in caso di acquisto da impresa)AcquirenteSe l'immobile è nuovo o venduto da impresa entro 5 anni
Spese notariliDi norma acquirenteSalvo diverso accordo tra le parti

Quindi, in definitiva, le imposte e l'iva le paga l'acquirente, mentre al venditore spetta il pagamento delle tasse nel caso di plusvalenza e vendita nei primi 5 anni dall'acquisto (cosa che non vale per chi vende la prima casa).

E se si vende un terreno edificabile?

Le regole cambiano quando l’oggetto della vendita non è una casa, ma un terreno edificabile.

Nel caso dei terreni edificabili, la plusvalenza realizzata dalla vendita è generalmente fiscalmente rilevante. Questo significa che il guadagno ottenuto dalla cessione può essere tassato anche se il terreno è stato posseduto per più di 5 anni.

La plusvalenza si calcola confrontando il prezzo di vendita con il costo di acquisto o con il valore fiscalmente riconosciuto del terreno, aumentato degli eventuali costi inerenti documentati.

A differenza degli immobili abitativi, quindi, il semplice decorso dei 5 anni non è sempre sufficiente per escludere la tassazione.

Altre spese per la vendita di una casa

Vendere una casa comporta una serie di spese accessorie che, pur non essendo imposte fiscali, incidono sul guadagno netto che il venditore porta a casa. La principale è la provvigione all’agenzia immobiliare, se ci si è affidati a un mediatore: in Italia, la commissione per il venditore varia solitamente tra il 2% e il 4% del prezzo di vendita, più IVA.

A questa si possono aggiungere i costi notarili, se il venditore deve redigere atti specifici, come la cancellazione di un’ipoteca o la rettifica di dati catastali.

Altre possibili spese includono la regolarizzazione urbanistica (in caso di difformità edilizie da sanare prima della vendita), l’eventuale certificazione energetica (APE), obbligatoria per legge, e i costi per la documentazione tecnica (visure, planimetrie aggiornate, relazioni di conformità). In certi casi può rendersi necessario anche l’intervento di un tecnico (geometra o architetto) per predisporre tutta la documentazione richiesta dal notaio e dall’acquirente.

Le spese accessorie si possono dedurre dalla plusvalenza di una vendita di una casa?

Quando vendi un immobile e devi calcolare la plusvalenza (cioè l’eventuale guadagno tassabile), puoi sottrarre al prezzo di vendita alcune spese documentate sostenute durante il periodo di proprietà.

In particolare, SI POSSONO DEDURRE:

  • Spese notarili di acquisto: il compenso del notaio pagato all’atto di acquisto può essere dedotto.
  • Imposte di acquisto: imposta di registro, IVA (se versata), imposta ipotecaria e catastale sostenute all’acquisto dell’immobile.
  • Spese di intermediazione immobiliare (provvigione agenzia): solo quelle pagate per l’acquisto, non quelle per la vendita.
  • Spese di ristrutturazione e manutenzione straordinaria: sono ammesse se sono documentate (fatture, bonifici, ecc.), riguardano interventi straordinari (non ordinaria manutenzione), sono state sostenute durante la proprietà dell’immobile

Invece, NON si possono dedurre:

  • Provvigione pagata all’agenzia per la vendita
  • Spese notarili per la vendita
  • Spese per l’APE
  • Onorari di tecnici relativi alla vendita
  • Spese per sanatorie edilizie effettuate in vista della cessione (salvo eccezioni motivate)

Queste spese, pur rappresentando un costo reale per il venditore, non riducono la base imponibile della plusvalenza.

Come funziona la tassazione sulla vendita di immobili

Esempi pratici di tassazione sulla vendita di una casa

Esempio 1: Vendita di una seconda casa entro 5 anni con guadagno – imposta sostitutiva

Mario ha comprato una seconda casa nel 2021 per 120.000 euro.
Nel 2024 la rivende a 160.000 euro. Ha speso 10.000 euro per lavori di ristrutturazione documentati.

La plusvalenza si calcola così:
160.000 – (120.000 + 10.000) = 30.000 euro

Mario sceglie l’imposta sostitutiva del 26%, da pagare direttamente al notaio.
30.000 x 26% = 7.800 euro da versare al rogito.

Esempio 2: Vendita della stessa casa, ma tassazione IRPEF

Stessa situazione di Mario, ma decide di non optare per l’imposta sostitutiva.
Il suo reddito annuo è di 50.000 euro. Poiché la plusvalenza si somma agli altri redditi, i 30.000 euro di plusvalenza si collocano nello scaglione superiore ai 50.000 euro. Con le aliquote IRPEF 2026, in questo esempio la plusvalenza sarebbe tassata al 43%, quindi: 30.000 x 43% = 12.900 euro, da versare tramite dichiarazione dei redditi.

In questo caso, sarebbe stato più conveniente optare per l’imposta sostitutiva.

Esempio 3: Vendita di una prima casa entro 5 anni, ma usata come abitazione principale

Lucia ha acquistato la sua prima casa nel 2022 per 150.000 euro e ci ha trasferito subito la residenza.
Nel 2025 la vende a 170.000 euro.

Anche se la vendita avviene prima dei 5 anni, non paga nessuna tassa sulla plusvalenza perché l’immobile è stato abitazione principale per la maggior parte del tempo.

Esempio 4: Vendita di immobile ereditato

Giovanni eredita un appartamento nel 2020. Nel 2024 lo vende a 200.000 euro.
Il valore indicato in successione era 180.000 euro.

Anche se ha ottenuto un guadagno, non paga alcuna tassa sulla plusvalenza, perché gli immobili ereditati non sono soggetti a tassazione sulla vendita, indipendentemente dal tempo trascorso.

Fonti

FAQ

Pago la plusvalenza se vendo la prima casa?

Non esiste un’aliquota ridotta specifica sulla plusvalenza per la vendita della prima casa. La plusvalenza non è tassata se l’immobile è stato adibito ad abitazione principale del venditore o dei suoi familiari per la maggior parte del periodo di possesso. Il riacquisto entro un anno riguarda invece il mantenimento delle agevolazioni prima casa, quando l’immobile agevolato viene venduto prima di 5 anni.

Quali sono le implicazioni fiscali se vendo un immobile ereditato?

La vendita di un immobile ereditato non genera plusvalenza tassabile, indipendentemente dal valore o dal tempo.”

Come si calcola la plusvalenza imponibile per un immobile venduto prima dei 5 anni dall'acquisto?

La plusvalenza imponibile è la differenza tra il prezzo di vendita e il costo di acquisto, aggiustato per eventuali migliorie e costi. Se vendi entro 5 anni, questa plusvalenza è soggetta a IRPEF secondo le aliquote ordinarie o all'imposta sostitutiva.

Quando si paga il 26% sulla plusvalenza di una vendita immobiliare?

Quando si sceglie l’imposta sostitutiva, si paga il 26% della plusvalenza direttamente tramite il notaio al momento del rogito. In questo caso la plusvalenza non va dichiarata nel 730 o nel Modello Redditi. Se invece non si sceglie l’imposta sostitutiva, la plusvalenza va indicata in dichiarazione come reddito diverso ed è tassata con le aliquote IRPEF ordinarie.

Andrea Lazzo
Andrea Lazzo è nato a Bari nel 1980 e dal 2009 lavora nel campo della SEO per diverse aziende italiane, estere e multinazionali, nel campo finanziario e immobiliare. Si è specializzato nel settore del real estate in cui opera da oltre 5 anni, con un particolare focus sulle statistiche del mercato immobiliare, estimo e normative vigenti riguardanti le tematiche più richieste da chi desidera vendere e acquistare casa. Il suo obiettivo è di creare un contenuto realmente utile per l'utente, con un linguaggio il più ampiamente comprensibile anche per i temi più tecnici e burocratici.
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