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Per calcolare l’affitto di una casa in modo corretto e veloce devi partire dai canoni medi di mercato della tua zona, confrontare immobili simili, adattare il prezzo alle caratteristiche dell’immobile e verificare la convenienza fiscale del contratto scelto. Se invece vuoi stipulare un contratto a canone concordato, il canone va determinato secondo gli accordi territoriali del Comune.
Sintesi

Se possiedi un immobile e desideri effettuare il calcolo dell'affitto della casa che desideri locare, in questo articolo troverai le procedure più utilizzate, tra cui il calcolo tramite i parametri dell'Agenzia delle Entrate, e degli esempi pratici, oltre a consigli preziosi e particolari da non sottovalutare.
Per stimare il canone di locazione in modo attendibile conviene partire dalle quotazioni OMI della microzona e verificarle con comparabili realmente offerti o locati nella stessa area.
Operativamente, la verifica può essere impostata così:
Esempio: se per quella zona l’OMI indica un intervallo di locazione pari a 8,0–10,0 €/mq al mese, un immobile di 80 mq avrà, come base di partenza, un intervallo locativo teorico compreso tra 640 e 800 euro mensili, da correggere poi in funzione di stato manutentivo, piano, arredi, pertinenze ed efficienza energetica.
Nota: i valori OMI hanno natura orientativa e non sostituiscono una stima puntuale: servono a definire un range iniziale da affinare con comparabili omogenei e con le caratteristiche specifiche dell’unità.
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La rivalutazione ISTAT serve a capire come può evolvere nel tempo il canone di locazione, soprattutto nei contratti ordinari in cui è previsto un aggiornamento periodico del canone. In pratica, il proprietario può usare l’indice FOI al netto dei tabacchi pubblicato da ISTAT come parametro di riferimento per adeguare il canone all’inflazione, nei limiti e nei modi previsti dal contratto e dalla normativa.
Questo aspetto è utile anche in fase di stima iniziale: se oggi fissi un affitto molto basso, potresti ritrovarti con un rendimento reale progressivamente compresso dall’inflazione. Se invece lo posizioni in modo coerente con il mercato, l’eventuale aggiornamento ISTAT ti aiuta a conservare meglio il valore reale del canone nel tempo. Va però ricordato che, se opti per la cedolare secca, rinunci alla facoltà di chiedere l’aggiornamento del canone, compreso l’adeguamento ISTAT.
Il calcolatore qui sotto ha una funzione orientativa: consente di ottenere una prima stima del canone, che va poi verificata alla luce dei dati di mercato e, se necessario, dei parametri previsti dagli accordi territoriali. Lo strumento restituisce una stima preliminare utile per definire un range di prezzo plausibile.
Calcolatore Canone di Locazione Avanzato
Il canone concordato è un regime locativo in cui il corrispettivo non è liberamente determinato dalle parti, ma deve essere costruito entro i parametri fissati dall’accordo territoriale applicabile. Non è un canone deciso liberamente, ma viene calcolato secondo criteri oggettivi legati alla zona, alla metratura e alle caratteristiche dell’abitazione. Il calcolo può essere effettuato usando strumenti non ufficiali, ma basati su quegli accordi (es. simulatori offerti da alcune piattaforme private o enti locali, come MilanoAbitare, in alcune città).
Il canone si basa su tre elementi principali:
L’accordo territoriale locale stabilisce come le caratteristiche dell’immobile incidono sul posizionamento del canone all’interno delle fasce previste per la zona. In molti Comuni ciò avviene mediante punteggi o sottofasce qualitative, ma il meccanismo concreto dipende dall’accordo applicabile.
Una volta nota la superficie convenzionale e la fascia di appartenenza:
Esempio: superficie convenzionale 75 mq × 70 €/mq = €5.250 annui = €437,50 al mese
Scegliere un contratto a canone concordato può consentire l’accesso a vantaggi fiscali rilevanti, ma le agevolazioni vanno distinte correttamente:
Per ottenere le agevolazioni fiscali occorre utilizzare un contratto conforme al modello ministeriale e, nei contratti non assistiti, acquisire l’attestazione di rispondenza rilasciata dalle organizzazioni firmatarie dell’accordo territoriale.

Calcolare il prezzo di affitto di una casa in Italia può dipendere da diversi fattori e l'approccio può variare in base a specifiche esigenze o metodi preferiti. Qui di seguito trovi una procedura dettagliata, suddivisa in più passaggi:
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La rendita catastale può avere una certa utilità in ambito fiscale, ma non è uno strumento adatto per determinare il reale canone di locazione di un immobile. Il prezzo dell’affitto, infatti, si forma soprattutto in base ai valori di mercato della zona, alle caratteristiche concrete dell’abitazione e, nel caso del canone concordato, ai criteri stabiliti dagli accordi territoriali locali.
Ha quindi senso considerare la rendita catastale solo come dato accessorio in valutazioni fiscali o patrimoniali, ma non come base per calcolare quanto chiedere realmente a un inquilino. Usarla come riferimento principale rischia di portare a un canone poco coerente con il mercato, troppo alto o troppo basso rispetto a immobili simili nella stessa area.
Per stabilire un affitto in modo corretto, conviene invece partire da tre elementi: i canoni medi praticati nella zona, il confronto con immobili comparabili e le caratteristiche specifiche dell’immobile, come metratura, stato manutentivo, piano, ascensore, arredi, pertinenze e classe energetica. Se invece si intende stipulare un contratto a canone concordato, il canone deve essere determinato secondo l’accordo territoriale applicabile nel Comune in cui si trova l’immobile.
La rendita catastale non è un metodo corretto per determinare il canone di mercato di un immobile dato in locazione. Può essere utile solo come dato fiscale di supporto in alcuni contesti tributari, ma non esiste una formula ufficiale che consenta di ricavare da essa un “affitto minimo” o un canone congruo di mercato.
Per stimare l’affitto in modo realistico conviene invece utilizzare:
La rendita catastale resta comunque un dato rilevante per altri calcoli fiscali legati all’immobile, ma non può essere considerata una base attendibile per fissare il prezzo di locazione. Per questo motivo, usarla da sola per stabilire il canone rischia di produrre un valore poco coerente con il mercato reale.
Posso anche prepararti la versione senza elenco puntato, tutta in stile discorsivo uniforme con il resto dell’articolo.
| Caratteristica | Canone Libero | Canone Concordato | Calcolo da Rendita Catastale |
|---|---|---|---|
| Libertà di determinazione del prezzo | Totale, salvo usura | Limitata da accordi territoriali | Nessuna – solo riferimento fiscale |
| Riferimenti principali | Prezzi di mercato, portali immobiliari | Tabelle comunali e fasce qualitative | Rendita catastale rivalutata |
| Utilità pratica | Valore reale di mercato | Contratti agevolati con benefici fiscali | Verifica di congruità fiscale (non per determinare prezzo) |
| Strumenti disponibili | Comparazione online, calcolatori | Simulatori basati su accordi locali | Calcolo manuale con rendita × 1,05 × coefficiente |
| Aliquota cedolare secca | 21% | 10% | Applicabile se usato in contratti effettivi |
| Vantaggi fiscali | Nessuno specifico | - Cedolare secca al 10% - Sconto IMU del 25% | Nessuno, solo valore prudenziale per controlli |
| Necessaria attestazione? | No | Sì, attestazione di rispondenza o contratto assistito | No |
| Quando è indicato usarlo? | Quando si vuole massimizzare il reddito locativo | Quando si vuole accedere a benefici fiscali | Per dimostrare congruità in caso di verifica fiscale |
Sì, in senso pratico si può parlare di “affitto minimo”, ma non come regola unica valida per tutti gli immobili. Più correttamente, si tratta di una soglia minima ragionevole sotto la quale il canone rischia di non essere coerente né con il mercato né con una logica di convenienza economica o fiscale. Per individuarlo, conviene incrociare tre elementi: valori medi di locazione nella zona, costi annui legati all’immobile e rendimento minimo desiderato dal proprietario.
In pratica, puoi stimare un affitto minimo con questa logica: prendi il valore medio di locazione al mq della zona, moltiplicalo per la superficie dell’immobile, poi verifica che il canone ottenuto copra almeno imposte, manutenzione, eventuale sfitto, spese non ribaltabili e un rendimento netto accettabile. In alcuni casi si usa anche la rendita catastale come parametro prudenziale, ma non per fissare il prezzo di mercato, bensì solo come riferimento di congruità fiscale.
La cedolare secca è un regime fiscale che offre un'alternativa alla tradizionale tassazione IRPEF per i redditi da locazione. Questo sistema si basa su un'imposta sostitutiva che elimina l'obbligo di versare imposte di registro e di bollo.
Per calcolare la cedolare secca, si applica un'aliquota fissa sul canone di locazione annuo. Le aliquote principali sono il 21% per i contratti a canone libero e il 10% per quelli a canone concordato.
Optare per la cedolare secca può essere vantaggioso se si desidera semplificare la gestione fiscale degli affitti e potenzialmente ridurre le tasse complessive. Tuttavia, è importante valutare la convenienza caso per caso, considerando anche l'impossibilità di aggiornare il canone di affitto con l'indice ISTAT.
Questo regime è particolarmente indicato per i proprietari che vogliono evitare costi aggiuntivi e burocrazia.
La cedolare secca si applica in via ordinaria con aliquota del 21% sui contratti di locazione abitativa a canone libero. L’aliquota può ridursi al 10% per i contratti a canone concordato nei casi previsti dalla normativa, in particolare per gli immobili situati nei Comuni ad alta tensione abitativa e negli altri casi espressamente ammessi. La differenza, quindi, non dipende dal valore dell’immobile ma soprattutto dal tipo di contratto utilizzato.
In termini pratici, se affitti un appartamento con contratto libero 4+4 e canone annuo di 9.600 euro, la cedolare secca sarà normalmente pari a 2.016 euro. Se invece lo stesso immobile rientra in un contratto a canone concordato con canone annuo di 7.200 euro, l’imposta sostitutiva sarà pari a 720 euro. Va però ricordato che, scegliendo la cedolare secca, rinunci all’aggiornamento del canone, compreso quello ISTAT, e non versi imposta di registro e bollo sul contratto.
Per calcolare l’affitto di un appartamento ammobiliato si parte dal canone medio di zona (€/mq), come per gli immobili vuoti, e si aggiunge un sovrapprezzo per la presenza dell’arredo. Questo incremento può variare tra il 5% e il 15% in base a:
Esempio: se il canone base è €700 e l’arredamento è completo e moderno, si può aumentare del 10%, portando l’affitto mensile a €770.
Attenzione: nei contratti a canone concordato, l’aumento per arredamento è ammesso ma deve rispettare i limiti stabiliti negli accordi territoriali (di solito max +15%).

La cedolare secca è pari in via ordinaria al 21% per i contratti di locazione abitativa a canone libero, mentre scende al 10% per i contratti a canone concordato stipulati nei Comuni e nei casi previsti dalla normativa. La differenza, quindi, non dipende dal valore dell’immobile ma soprattutto dal tipo di contratto utilizzato.
In termini pratici, se affitti un appartamento con contratto libero 4+4 e canone annuo di 9.600 euro, la cedolare secca sarà normalmente pari a 2.016 euro. Se invece lo stesso immobile rientra in un contratto a canone concordato con canone annuo di 7.200 euro, l’imposta sostitutiva sarà pari a 720 euro. Va però ricordato che, scegliendo la cedolare secca, rinunci all’aggiornamento del canone, compreso quello ISTAT, e non versi imposta di registro e bollo sul contratto.
In generale, l’IMU sull’immobile affittato è dovuta dal proprietario o dal titolare di altro diritto reale, non dall’inquilino. L’imposta non dipende dal canone di locazione effettivamente pattuito, ma dalla base imponibile catastale e dall’aliquota deliberata dal Comune in cui si trova l’immobile.
Per un’abitazione non di lusso data in locazione, il calcolo orientativo parte di solito da questa formula: rendita catastale × 1,05 × 160. Sul valore ottenuto si applica poi l’aliquota IMU del Comune. Se l’immobile è locato a canone concordato, l’imposta così determinata è ridotta al 75%, cioè si ottiene uno sconto del 25%.
Esempio rapido: rendita catastale 600 euro.
600 × 1,05 = 630
630 × 160 = 100.800
Se il Comune applica, ad esempio, un’aliquota del 10,6 per mille, l’IMU teorica annua sarebbe 1.068,48 euro. Se però il contratto è a canone concordato, l’imposta si riduce al 75%, quindi scende a circa 801,36 euro. La verifica finale va sempre fatta sulle delibere IMU del singolo Comune, perché l’aliquota può variare.
La “percentuale di affitto” può essere intesa in due modi. Il primo è il rapporto tra canone annuo e valore dell’immobile: in questo caso si divide l’affitto annuo per il valore della casa e si moltiplica per 100. Ad esempio, con un canone annuo di 9.600 euro e un immobile che vale 200.000 euro, il rendimento lordo è del 4,8%. Il secondo significato riguarda invece il peso dell’affitto sul reddito dell’inquilino. In questo caso si divide il canone mensile per il reddito mensile netto e si moltiplica per 100. Ad esempio, con un affitto di 700 euro e un reddito netto di 2.100 euro, l’incidenza dell’affitto è pari al 33,3%.
Il modo più semplice è confrontare il canone con immobili simili nella stessa zona, tenendo conto di metratura, stato dell’immobile, piano, presenza di ascensore, arredi e spese incluse. Se il prezzo si discosta molto dalla media, conviene capire se ci sono caratteristiche che lo giustificano.
Non necessariamente. Possono essere incluse oppure indicate a parte nel contratto. In genere è preferibile distinguerle dal canone, così sia proprietario sia inquilino capiscono subito quanto si paga per la locazione e quanto per i costi accessori.
Dipende dall’obiettivo del proprietario. Il canone libero offre maggiore libertà nella determinazione del prezzo, mentre il canone concordato può essere più conveniente sotto il profilo fiscale, soprattutto grazie alla cedolare secca ridotta e allo sconto IMU nei casi previsti.