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★★★★★ Gratuita · Senza impegnoCoefficienti di merito immobili: tabella, percentuali e come si calcolano
I coefficienti di merito sono percentuali che correggono al rialzo o al ribasso il valore di partenza di un immobile in base alle sue caratteristiche concrete: piano, ascensore, stato di conservazione, esposizione, luminosità, età dell'edificio, riscaldamento, pertinenze e stato locativo. Si applicano al risultato di superficie commerciale × quotazione al metro quadro. Le percentuali più diffuse vanno da −30% (piani alti senza ascensore) a +20% (attico con ascensore), ma non sono valori ufficiali né automatici: vanno calibrate sul mercato locale e confrontate con immobili realmente comparabili.
Sintesi

Due appartamenti identici per metratura, nello stesso palazzo, possono valere cifre molto diverse. Uno è all'ultimo piano con ascensore, affaccio sulla strada e riscaldamento autonomo; l'altro è al primo piano, guarda sul cortile interno ed è da ristrutturare. La differenza di prezzo è reale, e i coefficienti di merito servono proprio a quantificarla.
In questa guida trovi la tabella completa delle percentuali usate nella prassi, il metodo ufficiale dell'Agenzia delle Entrate, un esempio di calcolo svolto passo per passo e gli errori che rendono inattendibile una stima fatta in autonomia.
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I coefficienti di merito immobili, espressi in percentuale, contribuiscono ad aumentare o ridurre il prezzo finale del bene. Si riferiscono a fattori che possono rendere l'immobile più o meno pregiato, come il piano, le condizioni generali dell'edificio, lo stato di conservazione, la luminosità e il panorama.
Il punto di partenza è quasi sempre lo stesso:
Valore di partenza = superficie commerciale × quotazione al metro quadro della zona
Quel numero descrive un immobile "medio" in quella zona. I coefficienti servono a spostarlo verso l'alto o verso il basso per avvicinarlo all'immobile reale:
Valore corretto = Valore di partenza × (1 + somma dei coefficienti)
Si tratta di parametri da considerare sia quando si immette un bene sul mercato immobiliare, sia in previsione di un acquisto. Nel linguaggio tecnico si parla anche di coefficienti correttivi, coefficienti di differenziazione o parametri di stima: indicano la stessa operazione.
Da leggere una volta sola, poi vale per tutta la guida
Le percentuali riportate qui sotto sono quelle diffuse nella prassi estimativa italiana e riprese dalla manualistica di settore. Non sono stabilite da una norma e non si applicano automaticamente: rappresentano ordini di grandezza.
Il peso reale di ogni caratteristica cambia da città a città e da quartiere a quartiere. Un ascensore mancante pesa molto di più a Milano che in un centro storico di provincia dove quasi nessun edificio ne è dotato; un box auto vale poco dove tutti hanno il garage e molto dove parcheggiare è un problema quotidiano.
Il riscontro decisivo resta sempre lo stesso: il confronto con i prezzi effettivi di immobili realmente comparabili, nella stessa zona e nello stesso periodo.
| Fattore | Condizione | Coefficiente Indicativo |
|---|---|---|
| Piano con ascensore | Seminterrato | −25% |
| Piano terra / rialzato | −10% (−20% se senza giardino) | |
| Primo piano | −10% | |
| Secondo piano | −3% | |
| Terzo piano | 0% | |
| Oltre il terzo | +5% | |
| Ultimo piano | +10% | |
| Attico | +20% | |
| Piano senza ascensore | Seminterrato | −25% |
| Piano terra / rialzato | −10% (−20% se senza giardino) | |
| Primo piano | −10% | |
| Secondo piano | −15% | |
| Terzo piano | −20% | |
| Oltre il terzo | −30% | |
| Ultimo piano | −30% | |
| Attico | −20% | |
| Stato manutentivo | Nuova costruzione | +10% |
| Finemente ristrutturato | +10% | |
| Ristrutturato | +5% | |
| Buono stato | 0% | |
| Da ristrutturare | −10% | |
| Esposizione solare | Sud / Est | +5% / +10% |
| Nord | −5% | |
| Luminosità | Molto luminoso | +10% |
| Luminoso | +5% | |
| Mediamente luminoso | 0% | |
| Poco luminoso | −5% | |
| Vista e affaccio | Esterna panoramica | +10% |
| Esterna | +5% | |
| Mista | 0% | |
| Interna | −5% | |
| Completamente interna | −10% | |
| Età: 1-20 anni | Ottimo stato | 0% |
| Stato normale | 0% | |
| Scarso stato | −5% | |
| Età: 20-40 anni | Ottimo stato | +5% |
| Stato normale | 0% | |
| Scarso stato | −10% | |
| Età: oltre 40 anni | Ottimo stato | +10% |
| Stato normale | 0% | |
| Scarso stato | −15% | |
| Riscaldamento | Autonomo | +5% |
| Centralizzato con contabilizzazione | +2% | |
| Centralizzato senza contabilizzazione | 0% | |
| Assente | −5% | |
| Pertinenze | Garage, posto auto, giardino, solaio o soffitta | +5% / +10% per voce |
| Servizi primari | Servizi nelle vicinanze | +5% |
| Trasporto pubblico | Presente in zona | +5% |
| Immobile locato | Locazione a lungo termine | −20% |
| Affitto breve | −5% |
Valori orientativi, da calibrare sul mercato locale come spiegato sopra.
È la domanda che quasi nessuna guida affronta, ed è quella che determina se il tuo calcolo sta in piedi. Hai una tabella di percentuali e un immobile con cinque caratteristiche da correggere: le sommi tutte e applichi il totale, oppure le applichi una alla volta?
Somma algebrica. Sommi tutte le percentuali e applichi il totale in un'unica operazione. È il metodo usato dalla maggior parte degli agenti immobiliari e dai fogli di calcolo diffusi nel settore.
Valore = Base × (1 + somma dei coefficienti)
Prodotto. Applichi ogni coefficiente in sequenza sul risultato precedente. È tecnicamente più coerente, perché ogni caratteristica agisce sul valore già corretto dalle precedenti — esattamente come accade con gli sconti in cascata.
Valore = Base × (1 + c₁) × (1 + c₂) × (1 + c₃)
Con poche correzioni contenute i due metodi coincidono nella sostanza. Con molte correzioni nello stesso verso divergono, e la divergenza cresce rapidamente.
Ecco il confronto applicando correzioni del +5% ciascuna:
| Numero di correzioni | Somma algebrica | Prodotto | Differenza |
|---|---|---|---|
| 2 | +10% | +10,25% | 0,25 punti |
| 4 | +20% | +21,55% | 1,55 punti |
| 6 | +30% | +34,01% | 4,01 punti |
| 8 | +40% | +47,75% | 7,75 punti |
Su un immobile con base di calcolo di 200.000€, otto correzioni positive producono 280.000 € con la somma e 295.500 € con il prodotto: oltre 15.000 € di differenza generati soltanto dal metodo scelto, non dalle caratteristiche dell'immobile.
Vale anche con coefficienti disomogenei. Sommando +10%, +10%, +5%, +5%, +5% e +5% ottieni +40%; moltiplicando gli stessi valori ottieni +47,1%, cioè oltre 14.000 € in più sulla stessa base di 200.000€.
Usa la somma algebrica, per tre ragioni pratiche: è il metodo con cui ragionano agenti e acquirenti in fase di trattativa, è verificabile a mente e produce risultati più prudenti.
Ma tratta un totale oltre il ±20% come un segnale d'allarme, non come un risultato. Un immobile che accumula +40% rispetto alla media della sua zona quasi certamente non appartiene al segmento di mercato da cui hai preso la quotazione: stai probabilmente usando la fascia OMI sbagliata, oppure lo stai confrontando con immobili che non sono comparabili. Quando succede, il passo giusto non è fidarsi del numero, ma tornare indietro e rivedere la base di partenza.
La divergenza tra i due metodi, del resto, è essa stessa il sintomo del problema: finché le correzioni sono poche e contenute i due calcoli si assomigliano, e quando iniziano a divaricarsi significa che stai chiedendo alla tabella più di quanto possa dare.

Un dettaglio che manda fuori strada moltissimi calcoli fatti in autonomia. I coefficienti si applicano al prodotto superficie × quotazione, e la superficie deve essere coerente con la quotazione che stai usando.
Le tabelle OMI indicano esplicitamente se il valore al metro quadro è riferito alla superficie lorda (L) o netta (N). È una colonna che quasi nessuno legge, e l'errore è sistematico: prendere una quotazione riferita alla superficie lorda e moltiplicarla per la superficie calpestabile.
La differenza è tutt'altro che marginale. Le murature perimetrali e interne incidono in genere tra il 5% e il 10% sulla superficie complessiva, a seconda dello spessore: nel calcolo della superficie catastale il D.P.R. 138/1998 computa i muri interni e perimetrali per intero fino a 50 cm di spessore, e al 50% fino a 25 cm quelli in comunione con altre unità. Sbagliare grandezza significa quindi sottostimare l'immobile di diverse migliaia di euro prima ancora di applicare un solo coefficiente.
Per balconi, terrazze, cantine e soffitte esiste un riferimento normativo. Il D.P.R. 138/1998, Allegato C stabilisce i criteri ufficiali di calcolo della superficie catastale:
| Pertinenza | Se comunicante con i vani principali | Se non comunicante |
|---|---|---|
| Soffitte, cantine e simili | 50% | 25% |
| Balconi e terrazze, fino a 25 m² | 30% | 15% |
| Balconi e terrazze, quota oltre 25 m² | 10% | 5% |
Attenzione a non confonderle con i coefficienti di merito: sono percentuali di superficie, non di valore. Servono a costruire la base di calcolo, non a correggerla. Un balcone di 10 m² comunicante non aggiunge il 30% al valore dell'immobile: aggiunge 3 m² alla superficie da moltiplicare per la quotazione.
Nella prassi delle valutazioni di mercato si usano spesso percentuali diverse da quelle catastali — tipicamente più generose per gli spazi esterni nelle zone dove sono rari. Le percentuali del D.P.R. 138/1998 restano però l'unico riferimento con base normativa, e sono il punto di partenza più difendibile quando devi giustificare un calcolo a un acquirente o a una banca.
Se hai già ponderato un box auto o una cantina dentro la superficie commerciale, non applicare anche il coefficiente "+5% per pertinenza": stai contando due volte lo stesso bene. Vale la stessa logica per lo stato di conservazione, se hai selezionato la fascia OMI "ottimo" invece di "normale". Trovi tutti i casi di doppio conteggio nella sezione dedicata agli errori più comuni.
Prendiamo un appartamento reale e portiamolo fino al risultato, usando tutto quello che abbiamo visto finora.
La forbice è ampia: 500 € di differenza al metro quadro, cioè 40.000 € sull'intero immobile. Prendere il valore medio a occhio è la scorciatoia più diffusa.
Un criterio più solido lo offre il metodo ufficiale dell'Agenzia delle Entrate, che assegna due coefficienti — uno per il taglio della superficie e uno per il piano — e li combina nella formula K = (K1 + 3 × K2) / 4. Lo vediamo in dettaglio più avanti; qui bastano i due valori: per 80 m² il coefficiente di taglio K1 vale 0,5, per un piano intermedio il coefficiente di piano K2 vale 0,5.
K = (0,5 + 3 × 0,5) / 4 = 0,5
Valore unitario = 1.400 + (1.900 − 1.400) × 0,5 = 1.650 €/m²
Base di calcolo = 1.650 × 80 = 132.000 €
Attenzione alla superficie: la quotazione è riferita alla superficie lorda, quindi va moltiplicata per gli 80 m² commerciali, non per la superficie calpestabile.
Scorriamo la tabella voce per voce, comprese quelle che non producono alcuna variazione: annotarle serve a non dimenticarle e a rendere il calcolo verificabile.
| Caratteristica | Situazione | Coefficiente |
|---|---|---|
| Piano | Secondo, con ascensore | −3% |
| Stato di conservazione | Ristrutturato | +5% |
| Esposizione solare | Est-ovest | 0% |
| Luminosità | Mediamente luminoso | 0% |
| Vista e affaccio | Esterna | +5% |
| Età dell'edificio | 20–40 anni, stato normale | 0% |
| Riscaldamento | Autonomo | +5% |
| Stato locativo | Libero | 0% |
| Totale | +12% |
132.000 × 1,12 = 147.840 €
Con il metodo del prodotto avresti ottenuto 148.222 €. La differenza è di 382 €, cioè lo 0,26%: irrilevante, come previsto quando le correzioni sono poche e contenute.
Questo è il passaggio che quasi nessuno fa, ed è quello che intercetta gli errori.
Il valore stimato corrisponde a 1.848 €/m². È dentro la forbice OMI di zona, nella parte alta. Ha senso: l'immobile è ristrutturato, ben esposto, servito da ascensore e con riscaldamento autonomo.
Il totale dei coefficienti è +12%, sotto la soglia di guardia del ±20%. Anche questo è coerente.
Se il risultato fosse uscito fuori dalla forbice — per esempio 2.100 €/m² contro un massimo OMI di 1.900 € — non sarebbe stato necessariamente sbagliato, ma avrebbe richiesto una spiegazione. Le quotazioni OMI in stato conservativo normale possono essere superate da un immobile ristrutturato di recente. Ma un valore fuori forbice senza una ragione identificabile significa quasi sempre che la zona OMI selezionata è quella sbagliata, o che i coefficienti sono stati accumulati senza criterio.
Nessuna tabella sostituisce l'ultimo passaggio: cercare tre o quattro immobili simili per superficie, piano e stato, venduti nello stesso quartiere negli ultimi sei mesi, e confrontare i prezzi effettivi con la stima ottenuta.
Se il tuo 1.848 €/m² è in linea con quelle compravendite, la stima regge. Se se ne discosta in modo sistematico, il dato di mercato ha ragione e la tabella ha torto.
È l'errore più frequente e il più costoso, perché non produce un risultato assurdo: produce un risultato plausibile ma gonfiato.
Le quotazioni OMI sono già distinte per stato conservativo — ottimo, normale, scadente. Se selezioni la fascia "ottimo" e poi applichi anche il +5% per "ristrutturato", stai pagando due volte lo stesso pregio.
Riprendendo l'esempio precedente: se al posto della fascia normale (1.400–1.900 €/m²) usassi una fascia "ottimo" di 1.600–2.100 €/m², la base salirebbe a 148.000 € e con il +5% arriveresti a 155.400 €, contro i 147.840 € del calcolo corretto. Oltre 7.500 € di sovrastima generati da un solo doppio conteggio.
La regola: o selezioni lo stato conservativo corretto nella tabella OMI, oppure parti dallo stato "normale" e applichi il coefficiente. Mai entrambe le cose.
Lo stesso vale per le pertinenze: se hai già ponderato box, cantina o balcone dentro la superficie commerciale, non aggiungere anche il "+5% per pertinenza". E attenzione anche a esposizione, luminosità e vista: sono tre voci distinte in tabella, ma nella realtà si sovrappongono spesso. Un attico esposto a sud con vista libera non merita automaticamente +10%, +10% e +10%: è quasi sempre la stessa qualità contata tre volte.
Un immobile che "ha tutto" tende a sommare otto correzioni positive. Il risultato è un numero che il mercato non conferma.
Oltre il ±20% complessivo, fermati. Non perché la somma sia matematicamente sbagliata, ma perché un immobile che si discosta del 40% dalla media della sua zona quasi certamente non appartiene al segmento di mercato da cui hai preso la quotazione. In quel caso il problema non sono i coefficienti: è la base di partenza.
Superficie calpestabile, utile, commerciale, catastale e lorda sono cinque grandezze diverse, e vengono confuse continuamente.
Se la quotazione OMI è riferita alla superficie lorda e tu la moltiplichi per la superficie calpestabile, perdi lo spessore delle murature. Sull'appartamento dell'esempio significherebbe usare circa 74 m² invece di 80: 122.100 € invece di 132.000 €. Quasi 10.000 € persi prima ancora di applicare un solo coefficiente.
Controlla sempre la colonna della tabella OMI che indica se il valore si riferisce alla superficie lorda (L) o netta (N).
Nessuna norma stabilisce che un attico valga il 20% in più o che un immobile locato valga il 20% in meno. Sono ordini di grandezza tratti dalla prassi peritale.
Questo ha una conseguenza pratica: in una trattativa, una percentuale da tabella non è un argomento. "L'attico vale +20% perché lo dice la tabella" non convince nessuno. "Nello stesso stabile l'attico è stato venduto a 2.200 €/m² mentre il secondo piano a 1.850 €/m²" sì.
Il peso di ogni caratteristica dipende da quanto è scarsa in quel segmento di mercato, non dal valore scritto in tabella.
Un box auto vale poco in un paese dove ogni casa ha il garage e molto in un quartiere centrale dove parcheggiare è un problema quotidiano. L'assenza dell'ascensore è penalizzante a Milano e quasi ininfluente in un centro storico dove nessun edificio ne è dotato. Il riscaldamento autonomo pesa più al Nord che al Sud.
La tabella dà il punto di partenza. Il mercato locale dà il numero giusto.

È la domanda più cercata sull'argomento, e la risposta che circola online è quasi sempre sbagliata in un verso o nell'altro: c'è chi presenta le percentuali come se fossero fissate per legge e chi sostiene che l'Agenzia delle Entrate non c'entri nulla. Nessuna delle due versioni è corretta.
L'espressione "coefficienti di merito" compare in un documento ufficiale dell'Agenzia delle Entrate: il Provvedimento del Direttore del 27 luglio 2007 (protocollo 2007/120811, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 182 del 7 agosto 2007), che dà attuazione all'articolo 1, comma 307, della Legge 296/2006.
Il provvedimento stabilisce che i criteri per determinare il valore normale di un fabbricato sono fissati "sulla base dei valori dell'Osservatorio del mercato immobiliare e di coefficienti di merito relativi alle caratteristiche che influenzano il valore dell'immobile". L'allegato precisa che questi coefficienti riguardano il taglio della superficie, il livello di piano e la categoria catastale, e fornisce una formula esplicita.
Il valore normale di un immobile residenziale è il prodotto tra valore unitario e superficie. Il valore unitario si ottiene così:
Valore normale unitario = Val OMI MIN + (Val OMI MAX − Val OMI MIN) × K
dove K = (K1 + 3 × K2) / 4
| K1 — Taglio della superficie | Valore |
|---|---|
| Fino a 45 m² | 1 |
| Oltre 45 e fino a 70 m² | 0,8 |
| Oltre 70 e fino a 120 m² | 0,5 |
| Oltre 120 e fino a 150 m² | 0,3 |
| Oltre 150 m² | 0 |
| K2 — Livello di piano | Valore |
|---|---|
| Seminterrato | 0 |
| Piano terreno | 0,2 |
| Piano primo | 0,4 |
| Piano intermedio | 0,5 |
| Ultimo piano | 0,8 |
| Attico | 1 |
Il coefficiente K non produce una percentuale di aumento o riduzione: indica dove collocarsi all'interno della forbice OMI. Con K pari a 0 si prende il valore minimo, con K pari a 1 il valore massimo. Il peso del piano è tre volte quello del taglio, come si legge dalla formula.
Un appartamento di 80 m² a un piano intermedio ha K1 = 0,5 e K2 = 0,5, quindi K = 0,5: si colloca esattamente a metà della forbice, come nell'esempio di calcolo visto sopra.
Il provvedimento prevede inoltre due correzioni:
Per gli immobili non residenziali il metodo è più semplice: il valore normale è la media tra quotazione minima e massima OMI per la destinazione d'uso specifica, senza applicare K1 e K2.
Tre limiti, tutti sostanziali.
Serve a un'altra cosa. Il valore normale è una grandezza fiscale, usata dagli uffici per verificare la congruità del corrispettivo dichiarato in un atto di compravendita. Non è il prezzo di mercato dell'immobile: è una soglia di controllo costruita su dati medi.
Ha perso la copertura normativa che aveva. Il provvedimento attuava la presunzione legale relativa introdotta dall'articolo 35, comma 3, del D.L. 223/2006, in base alla quale lo scostamento dal valore normale bastava da solo a fondare un accertamento. Quella presunzione è stata abrogata con effetto retroattivo dall'articolo 24, comma 5, della Legge 88/2009 (legge comunitaria 2008), per adeguamento al diritto dell'Unione europea. Oggi le quotazioni OMI e i relativi coefficienti valgono come presunzioni semplici: da sole non bastano a rettificare un valore dichiarato, servono altri elementi gravi, precisi e concordanti.
Ignora quasi tutto. Taglio, piano e categoria catastale sono tre variabili. Esposizione, luminosità, stato dell'impianto di riscaldamento, pertinenze, qualità del condominio e classe energetica non entrano nel calcolo.
L'OMI non pubblica una tabella di coefficienti di merito per la valutazione di mercato. Pubblica quotazioni al metro quadro per zona, tipologia e stato conservativo, aggiornate ogni semestre. Il Provvedimento del 2007 è l'unico documento ufficiale che usa quell'espressione, ha finalità fiscale e opera oggi in un quadro normativo diverso da quello per cui è stato scritto.
Le percentuali per esposizione, panorama, riscaldamento o pertinenze che trovi nelle tabelle di settore non hanno alcuna fonte normativa: derivano dalla prassi peritale e vanno usate come ordini di grandezza.
Offriamo di seguito una panoramica dei principali coefficienti di merito presi in considerazione da agenti immobiliari, periti tecnici e valutatori certificati in sede di valutazione degli immobili.
Due appartamenti della stessa metratura e dalle caratteristiche simili possono avere valori anche molto diversi a seconda del piano in cui si trovano. In complessi condominiali dotati di ascensore, più si sale di piano, più aumenta il valore dell'immobile. Pesano la maggiore luminosità, la vista libera e la percezione di maggiore sicurezza rispetto ai piani bassi.
Senza ascensore la logica si inverte: ogni piano in più diventa un costo quotidiano, e la penalizzazione cresce con l'altezza.
| Piano | Con ascensore | Senza Ascensore |
|---|---|---|
| Seminterrato | −25% | −25% |
| Piano terra / rialzato | −10% | −10% |
| Primo piano | −10% | −10% |
| Secondo piano | −3% | −15% |
| Terzo piano | 0% | −20% |
| Oltre il terzo | +5% | −30% |
| Ultimo piano | +10% | −30% |
| Attico | +20% | −20% |
Il seminterrato è la posizione più penalizzata in tutte le tabelle di settore, indipendentemente dall'ascensore: la scarsa illuminazione naturale e i limiti di abitabilità pesano sempre. Il riferimento diffuso è −25%, ma l'entità reale dipende da quanto il locale è effettivamente vivibile: un seminterrato con finestre a raso, altezza regolamentare e accesso indipendente è un'altra cosa rispetto a un locale interrato accatastato come pertinenza.
Migliore è la condizione in cui versa un bene immobile, più alto sarà il suo prezzo di vendita. A valere di più sono gli immobili di nuova costruzione e finemente ristrutturati.
Una ristrutturazione recente vale in genere un +5%, che sale al +10% quando l'intervento è stato eseguito con materiali e finiture di pregio. Lo stesso +10% si applica agli immobili di nuova costruzione. Al contrario, gli immobili che necessitano di essere ristrutturati subiscono una riduzione del 10%.
| Condizione immobile | Variazione |
|---|---|
| Nuova costruzione | +10% |
| Finemente ristrutturato | +10% |
| Ristrutturato | +5% |
| Buono stato | 0% |
| Da ristrutturare | −10% |
Non conta soltanto lo stato di conservazione dell'immobile, ma anche la sua funzionalità interna. A parità di superficie, una casa con ambienti ben distribuiti, pochi spazi di passaggio inutilizzati e una disposizione adatta alle esigenze abitative può risultare più appetibile di un immobile con una pianta poco funzionale.
Incidono inoltre la qualità costruttiva, i materiali e le finiture: pavimenti, infissi, rivestimenti, serramenti e dotazioni di pregio possono contribuire positivamente alla valutazione, mentre soluzioni di qualità modesta o ormai obsolete possono ridurla.
Una buona esposizione incide positivamente sul valore della proprietà. Viceversa, una cattiva esposizione può influire negativamente sul valore complessivo dell'immobile.
L'esposizione a sud e a est permette di ricevere radiazioni solari dirette per molte ore al giorno praticamente tutto l'anno, garantendo un'atmosfera luminosa e un apprezzabile risparmio energetico: la luce solare riscalda gli ambienti in modo naturale in inverno, entrando attraverso le superfici vetrate e favorendo un accumulo di calore sulle pareti perimetrali, poi rilasciato all'interno dell'abitazione.
Al contrario, un appartamento esposto a nord è sostanzialmente in ombra tutto il giorno, se non nelle primissime ore del mattino e nel tardo pomeriggio, e non beneficia del tepore del sole nei mesi invernali.
| Esposizione | Variazione |
|---|---|
| Sud / Est | +5% / +10% |
| Nord | −5% |
La luminosità naturale degli ambienti può incidere sul valore di un immobile indipendentemente dal suo orientamento. Entrano in gioco fattori come dimensione e numero delle finestre, presenza di edifici vicini che ostacolano la luce, profondità degli ambienti e piano dell'abitazione.
| Luminosità | Variazione |
|---|---|
| Molto luminoso | +10% |
| Luminoso | +5% |
| Mediamente luminoso | 0% |
| Poco luminoso | −5% |
Il panorama che si ammira da un'abitazione concorre a determinarne il valore. Si va da un +10% per gli immobili con affaccio verso un panorama esterno di pregio a un −10% per le unità abitative rivolte esclusivamente verso i cortili interni del complesso condominiale.
| Vista e Affaccio | Variazione |
|---|---|
| Esterna panoramica | +10% |
| Esterna | +5% |
| Mista | 0% |
| Interna | −5% |
| Completamente interna | −10% |
L'età dell'immobile, da sola, non determina automaticamente una riduzione o un aumento del valore. Incidono soprattutto lo stato di conservazione, la qualità costruttiva, gli interventi di ristrutturazione, le caratteristiche impiantistiche e, in alcuni casi, l'eventuale pregio storico o architettonico.
| Età Immobile | Ottimo stato | Stato normale | Scarso stato |
|---|---|---|---|
| 1-20 anni | 0% | 0% | −5% |
| 20-40 anni | +5% | 0% | −10% |
| Oltre 40 anni | +10% | 0% | −15% |
La tipologia e l'efficienza dell'impianto di riscaldamento incidono sul valore dell'immobile, soprattutto attraverso i costi di gestione: un impianto autonomo consente di regolare consumi e spese in autonomia, un centralizzato con contabilizzazione permette almeno di pagare in base al consumo effettivo.
| Tipologie Impianto | Variazione |
|---|---|
| Autonomo | +5% |
| Centralizzato con contabilizzazione | +2% |
| Centralizzato senza contabilizzazione | 0% |
| Assente | −5% |
La disponibilità di posti auto, garage, soffitte, solai e giardini può aumentare il valore complessivo dell'immobile.
| Pertinenza (garage, posto auto, giardino, solaio, soffitta) | Variazione |
|---|---|
| Per ciascuna voce | +5% / +10% |
Un altro aspetto da considerare nella stima è la disponibilità di servizi di base nei paraggi: scuole, ambulatori medici, uffici postali, banche, pubblici esercizi, biblioteche, palestre, luoghi di culto e centri culturali.
Vengono considerati favorevolmente gli immobili situati in zone che consentono ai residenti di non doversi allontanare per accedere ai servizi primari di uso quotidiano.
| Vicinanza a scuole, ambulatori, banche, esercizi pubblici | Variazione |
|---|---|
| Servizi vicini | +5% |
La disponibilità in zona di servizi di trasporto pubblico può determinare un aumento del 5% sulla valutazione.
| Disponibilità mezzi pubblici in zona | Variazione |
|---|---|
| Presente | +5% |
Un contratto di locazione in corso riduce il valore perché l'acquirente non può disporre subito dell'immobile. Il riferimento diffuso è −20% per un contratto a canone libero, ma l'entità reale dipende da tre elementi concreti: la durata residua, il canone rispetto ai valori di mercato e il rendimento che l'immobile genera. Un appartamento locato a canone allineato al mercato con contratto in scadenza fra sei mesi vale sensibilmente più di uno vincolato per altri sei anni a un canone fuori mercato.
| Condizione | Variazione |
|---|---|
| Locato a lungo termine | −20% |
| Locato a breve termine | −5% |
I termini coefficienti di merito e coefficienti di correzione vengono utilizzati per indicare aggiustamenti che consentono di tenere conto delle differenze tra l'immobile da valutare e il valore o gli immobili presi come riferimento. A seconda della caratteristica considerata, l'aggiustamento può determinare un aumento o una riduzione del valore. Non è quindi corretto distinguere i due concetti esclusivamente in base al fatto che producano una variazione positiva o negativa.
Per negozi, uffici, magazzini e capannoni i criteri utilizzati nella valutazione sono in parte diversi da quelli degli immobili residenziali. Acquistano maggiore importanza le caratteristiche direttamente collegate alla possibilità di svolgere un'attività economica.
Per un negozio possono essere rilevanti il passaggio pedonale, la visibilità, la posizione commerciale e le caratteristiche delle vetrine. Per magazzini e capannoni assumono particolare importanza l'accessibilità carrabile, il piano, l'altezza interna, gli spazi di manovra e la disponibilità di aree pertinenziali. Per gli uffici incidono anche posizione, accessibilità e qualità degli spazi destinati all'attività professionale.
Sia per individuare il prezzo ideale di vendita che per verificare le caratteristiche del bene che ci si appresta ad acquistare, è consigliabile affidarsi a un valutatore certificato, che:
Una precisazione utile: il D.Lgs. 72/2016 impone che la valutazione degli immobili posti a garanzia di un credito sia svolta da periti indipendenti e competenti secondo standard affidabili, ma non prescrive alcuna formula specifica basata sulla moltiplicazione della superficie commerciale per una quotazione al metro quadro.
Un professionista del settore ha gli strumenti, le risorse, l'esperienza e le competenze per valutare la pluralità di fattori che concorrono alla definizione del valore reale di un immobile: variabili legate non solo alle caratteristiche della proprietà, ma anche all'andamento del mercato immobiliare.
I coefficienti correttivi del valore venale possono incidere sulla stima immobiliare perché servono ad adeguare un valore di riferimento alle caratteristiche effettive del bene. Possono tenere conto, ad esempio, di piano, stato di manutenzione, esposizione, luminosità, presenza dell'ascensore, pertinenze, qualità degli affacci e altre caratteristiche che rendono l'immobile più o meno appetibile sul mercato.
I coefficienti correttivi valore venale rappresentano quindi uno strumento di supporto alla determinazione del valore venale, cioè del valore che l'immobile può esprimere sul mercato in condizioni ordinarie.
Esiste un documento ufficiale che usa questa espressione: il Provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle Entrate del 27 luglio 2007, che definisce coefficienti per taglio della superficie, livello di piano e categoria catastale. Serve però a determinare il valore normale ai fini fiscali, non il prezzo di mercato, e la presunzione legale su cui si fondava è stata abrogata nel 2009. Le percentuali per esposizione, panorama, riscaldamento o pertinenze che circolano nelle tabelle di settore non hanno invece alcuna base normativa: derivano dalla prassi estimativa.
Nella prassi corrente si sommano algebricamente e si applica il totale in un'unica operazione. Con poche correzioni contenute la differenza rispetto al prodotto è trascurabile: con due correzioni del 5% è di appena 0,25 punti percentuali. Con molte correzioni i due metodi divergono in modo significativo: con otto correzioni del 5% la somma dà +40% e il prodotto +47,75%, cioè oltre 15.000 € di differenza su una base di 200.000 €. Un totale oltre il ±20% è comunque un segnale che conviene rivedere la quotazione di partenza.
Sul prodotto tra superficie e quotazione al metro quadro, scegliendo la superficie coerente con la quotazione: le tabelle OMI indicano se il valore si riferisce alla superficie lorda (L) o netta (N). Per balconi, terrazze, cantine e soffitte le percentuali di computo sono stabilite dal D.P.R. 138/1998, Allegato C, e riguardano la superficie, non il valore.
Il −20% è il riferimento diffuso per una locazione a canone libero, perché l'acquirente non può disporre subito dell'abitazione. L'entità reale dello sconto dipende dalla durata residua del contratto, dal canone rispetto ai valori di mercato e dal rendimento che l'immobile genera: un immobile locato a canone allineato al mercato con contratto in scadenza vale sensibilmente più di uno vincolato per altri sei anni a un canone fuori mercato.
No. Servono a orientarsi e a costruire una prima stima ragionata. Il riscontro decisivo è il confronto con i prezzi effettivi di vendita di immobili comparabili nella stessa zona e nello stesso periodo. Per valutazioni con rilevanza bancaria, fiscale o giudiziale è necessaria una perizia redatta da un tecnico abilitato secondo gli standard estimativi riconosciuti.
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